La positiva evoluzione della Lega

La positiva evoluzione della Lega

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leghisti_320x209Caro Direttore,

dopo le giuste dichiarazioni dei due nuovi Governatori di Piemonte e Veneto contro la pillola abortiva mi sembrano inopportune quelle battute un po' ironiche e comunque superficiali che sono fiorite, pure in alcuni ambienti del centro destra, riguardo una pretesa "nuova Lega geneticamente modificata'" o addirittura una "nuova De padana".

Eppure un programma in difesa della vita e di contrasto alle politiche abortiste è inscritto nel codice genetico del Partito Popolare Europeo, di cui il P.D.L. è parte integrante. Con l'attuale linea della Lega si assiste invece alla naturale evoluzione di una forza politica radicata in un territorio le cui radici sono cristiane. La tradizione e l'identità di un popolo sono, infatti, dati strutturali imprescindibili. Si tratta dunque di una tendenza da considerare con attenzione e non certo da liquidare con malcelato sarcasmo, quasi rinfacciando i passati riti per il dio Po e altre manifestazioni di stampo secessionistico, ormai superate.

Con la netta e coraggiosa presa di posizione dei governatori Cota e Zaia in difesa della vita umana, si rende visibile anche sul piano culturale una sempre maggiore convergenza all'interno dell'area tradizionale e moderata, la quale sta già dando i suoi frutti nel governo centrale e nei governi locali nonché su quello delle riforme istituzionali, basti pensare alla sintesi tra il presidenzialismo del P.D.L. ed il
federalismo leghista (purtroppo ad un analogo processo di sintesi e ricomposizione, ancorché ovviamente di contenuto diverso, non si assiste attualmente a sinistra). Anziché battute e riserve sulla conversione della Lega rispetto alle passate liturgie celtiche mi pare si debba quindi porre seriamente la questione di "come" incamminarsi verso una federazione tra il P.D.L. e la stessa Lega, magari sul modello dei cristiano sociali bavaresi, quale ulteriore maturazione dell'attuale incompiuto bipolarismo italiano.
Una siffatta razionalizzazione del nostro sistema politico nazionale sarebbe non solo nell'interesse dei partiti coinvolti (fra i quali a mio modo di vedere non potrebbe restare estranea l'UDC, stante la sua cultura politica cattolico democratica) ma soprattutto in quello più generale del nostro Paese, conferendogli organismi politici coesi, stabilità di governo, minore conflittualità, più efficienza amministrativa, maggiore peso internazionale ed avvicinandolo allo schema bipartitico europeo. I seri problemi causati dalla crisi economica impongono ai soggetti più responsabili un'uscita definitiva da ogni teatrino politico (anche tra partiti alleati), in vista di un superiore bene comune.

Antonio Chierichetti