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SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO PDF Stampa E-mail

Assessore Donato BRUNO – Comune di Ispica (Rg)

 

 

 

SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO

 

Il primo di settembre c.a. la Chiesa celebra la 5^ Giornata per la salvaguardia del creatoin riferimento al messaggio di S.S. Benedetto XVI diffuso lo scorso gennaio, in occasione della 43^ Giornata Mondiale della Pace, intitolata: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.

Prima di entrare nel vivo del tema, voglio parlare brevemente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, un organismo della Chiesa universale, promotore di questa iniziativa, a suo tempo voluto da Paolo VI sulla scia delle linee guida del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha come scopo originario quello di stimolare la comunità dei cattolici a promuovere lo sviluppo delle regioni bisognose e la giustizia sociale tra le nazioni (Gaudium et Spes n.90).

Attualmente il succitato Consiglio, mira a far sì  che nel mondo siano promosse la Giustizia e la Pace secondo il Vangelo e la Dottrina sociale della Chiesa (art.142); raccoglie notizie e risultati circa il progresso dei popoli e le violazioni dei diritti umani; si adopera affinchè tra i popoli si formi la sensibilità sul dovere di favorire la Pace.

Ritornando al tema odierno, nella lettera del Papa, si legge che Giustizia, Pace e incolumità del Creato, sono realtà interconnesse; minacciandone una delle tre, ci sono dirette ripercussioni sulle restanti altre due, quindi sulla vita stessa dell’Uomo.

Ne segue che, quando si parla di Bene Comune, è fuori da ogni ragionevolezza, trascurare la dimensione ambientale.

Non si può parlare di Pace a prescindere da una riconciliazione con la Natura, oggi più che mai oggetto di sfruttamento sconsiderato rivolto, spesso, verso la sola direttrice del profitto per il profitto.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, al punto 198, leggiamo che “la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio”; basta questo per capire, che la salvaguardia del creato, è una condizione essenziale per una pacifica convivenza dell’umanità.

Nell’Enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI, ha posto in evidenza lo sviluppo umano integrale in diretta correlazione ai doveri derivanti dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale.

Durante la 43^ Giornata Mondiale della Pace, il Papa ha menzionato i cosiddetti“profughi ambientali”; stiamo parlando di nostri fratelli che a causa del forte degrado ambientale in cui vivono, o meglio, in cui sono stati costretti a vivere, debbono lasciare i propri beni, per andare ad affrontare pericoli e incognite, con i loro spostamenti forzati. E’ in tale crisi ecologica che appare in modo inequivocabile, l’urgenza di una speciale solidarietà che si proietti nel tempo e nello spazio, in quanto lo sviluppo  integrale dell’uomo, non può avere luogo, sensa lo sviluppo solidale dell’umanità.   

Per concludere, tocca a noi in particolare, ai cosiddetti Cristiani praticanti, reinterpretare la nostra vocazione ad essere Corredentori in un mondo che brama occupare direttamente il posto di Dio, che rifiuta di riconoscersi creature e distorcendo l’antico mandato di “dominare la terra”, il quale non era altro che un invito a coltivarla, custodirla e nel contempo ad essere testimoni di  quell’alleanza tra essere umano e ambiente, chiamato ad essere riflesso dell’amore di Dio.

Tutto ciò forti del fatto  che la Chiesa ha una consapevole responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti e per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di sé  stesso.

A tal proposito ricordo, da giovanissimo, alla fine degli anni ottanta, in uno dei campi-scuola estivi organizzati dalla Diocesi di Noto, il cui tema era incentrato sulla promozione di una cultura solidale ed ecologica, una frase in particolare mi rimase impressa, pronunciata dal Relatore, che recitava pressappoco così: “ Voglio ricordare a tutti voi che non è corretto dire che la Natura è in pericolo, in quanto essa è sopravvissuta a qualsiasi era da quelle arcaiche a quelle di oggi e sopravviverà anche a quelle del futuro perchè ella si adatta a qualsiasi tipo di fenomeno, è invece l’Uomo ad essere in pericolo, spetta a lui e solo a lui la scelta di tramandare alle future generazioni una cultura e una promozione rivolta all’incolumità del Creato per il bene di sé  stesso”.

Benedetto XVI, nella sua lettera, invità anche ad avere un comportamento equilibrato circa alcune scelte estremistiche di alcuni, rivolte alla tutela del Creato come l’ecocentrismo o il biocentrismo.

Tali concezioni, portate agli estremi, eliminano la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi.

In tal modo, si viene di fatto, ad eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della “dignità” di tutti gli esseri viventi; è bene dunque il rispetto delle “regole gerarchiche” che Dio ha fissato quando creò l’intero Universo, affidando cioè all’Uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, perché, ne siamo certi, tramite il Creato, Dio si prende cura di noi e noi nella tutela di quest’ultimo oltre a prenderci cura di noi stessi  rendiamo Gloria a Lui.

 

                                                                                 DONATO BRUNO

 

 

 
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