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SENTENZA U.E. RIGUARDO ALLESPOSIZIONE DEL CROCIFISSO PDF Stampa E-mail

Il Santo Natale è alle porte ed il mondo lo attende all’ombra di una sentenza della corte europea (che impone all’Italia di togliere i crocifissi dalle scuole) che non ha ne capo ne coda. O meglio, un capo lo ha. Un sobborgo, ampio quanto bizzarro, di totale mancanza di cultura guidato da paralleli quanto meschini ambienti intellettuali che hanno la tendenza a denigrare la chiesa Cristiana di Roma. Non si fa attendere la riposta forte del governo e di parte dell’opposizione che non accetta la sentenza come non si fa attendere la risposta decisa della Santa Sede. Tutti d’accordo? Forse no perché anche in Italia, purtroppo, esistono sacche corpose di “ciarlatani” comprendenti anche professori e docenti, ormai libertini senza punti di riferimento, senza amor di patria, senza religione e con l’insistenza di screditare il nostro paese e la sua chiesa. Suona come una bomba la sentenza che vuol castigare il bel paese e la chiesa. Ma ancora non pare aver affondato.  “Ma la croce non è solo un simbolo ma prima di tutto un evento divino” come ricorda Papa Benedetto XVI. La croce infatti non ha solo il ruolo di simbologia che gli viene spesso attribuito ma è segno tangibile di amore. L’amore di Gesù per gli uomini, morto in croce per la loro salvezza. E di fronte a questa croce che sono morte altre persone nel corso della storia, che si è costruito l’Italia e l’Europa, che si è portato quel senso di misericordia e di pace di cui la chiesa è ancora fervente sostenitrice.

In Italia l’architettura, le rappresentazioni pittoriche, i crocifissi, le innumerevoli Madonne, fanno parte della storia, dell’arte, delle tradizioni di un paese che si è talmente alimentato, lungo lo scorrere dei secoli, della bellezza del Vangelo che sarebbe impossibile immaginare un S. Francesco senza il dolce paesaggio dell’Umbria, un S. Benedetto senza l’ordinata gravità del lavoro romano, un Raffaello senza l’innamorata contemplazione della Vergine Maria. Oggi si vogliono togliere i crocifissi dalle aule nelle scuole pubbliche; per proteggere, come si afferma, la libertà degli studenti. Ma anche le migliaia d’icone della Madonna, che proteggono i viandanti agli incroci delle strade, sono «pubbliche»; presto qualcuno vorrà che vengano eliminate? Guardiamo bene in faccia il prossimo futuro: se nell’Ue per essere liberi bisogna che in pubblico vengano cancellati tutti i segni che indicano un’appartenenza, questo significa che nessun popolo sarà più un popolo, salvo che si ritenga che possa farci sentire «Popolo» l’esposizione nelle scuole e agli angoli delle strade della faccia di Barroso. Il «privato» non crea un popolo, ed è questo che succederà: tutte le differenze saranno costrette a vivere, o a sopravvivere, nell’ambito del privato e l’Europa sarà debolissima perché saranno a poco a poco cancellati, anche nella memoria, i tratti distintivi che legano fra loro i popoli che la compongono.Toccare le abitudini religiose significa toccare l’anima dei popoli. Cosa pericolosissima, anche là dove sembra, come in Europa, che le fedi siano ormai sbiadite, la partecipazione ai precetti in declino.  Antonio Degl’Innocenti

Coordinatore Giovani Popolari Liberali Toscana

 
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